No Mafia
  • La vita è missione, il dovere la sua legge suprema (Giuseppe Mazzini)
    Lui era uno di quelli che quando non ci sono più lo senti (Alessandro Baricco) Dedicato a Mauro Rostagno.
    A cura di Rino Giacalone
  • 9.5.13

    La mafia dei “Cento Passi” e quella di oggi

    Poche settimane addietro l’esito di una indagine condotta dal centro “Pio La Torre” di Palermo ci ha raccontato l’esistenza di una realtà che nessuno davvero in Sicilia può dire “che non conosceva”. 

    I risultati di un sondaggio condotto tra gli studenti, 2 mila studenti delle scuole superiori, hanno consegnato in forma pubblica la convinzione di questi ragazzi secondo i quali la mafia è più forte dello Stato, e lo hanno detto con una consapevolezza altrettanto forte che in questo scenario profondamente negativo può fare ben sperare. Semmai ce ne fosse stata necessità, non c’era bisogno del sondaggio sia per prendere atto che la mafia, oggi cosidetta “sommersa”, è probabilmente più cruenta di quando ammazzava e faceva stragi anche come “service” di altri “poteri” pure criminali (la politica collusa, i servizi deviati, la massoneria che si insinua nelle istituzioni, non sono meno criminali degli assassini mafiosi), nonché per farci rendere conto che oggi quelli più coraggiosi e schietti restano i giovani e c’è da sperare che rispetto ai giovani di ieri, che non erano meno consapevoli, una volta adulti non finiscano con il mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi come fanno purtroppo tanti giovani di ieri che oggi da adulti sono alcuni di essi anche diventati pericolosi collusi e complici se non mafiosi loro stessi, e da queste parti può capitare di ritrovarli al servizio del sanguinario assassino, boss latitante da 20 anni, Matteo Messina Denaro... (continua)
    2.5.13

    D’Alì, il senatore che parlava ai Messina Denaro

    Processo al senatore Pdl per concorso esterno, domani inizia la discussione 

    Ladri e assassini fanno quello che vogliono, e la polizia, con il pretesto di mantenere l'ordine, sta sui campi di calcio.. per guardare la partita! Oppure gioca a fare la guardia del corpo del senatore Ardoli, non è necessario, basta uno sguardo al suo viso per morire di paura! E’ un passaggio di uno dei libri usciti dalla penna del “maestro” Andrea Camilleri. E’ “La gita a Tindari”, il commissario Montalbano nell’occasione si trova a Trapani e per telefono l’ispettore Fazio gli chiede cosa facesse a Trapani non ricevendo però dal suo commissario una risposta precisa, “poi ti dirò” ma intanto Montalbano gli descrive Trapani con queste poche parole…”ladri e assassini fanno quello che vogliono” ... (continua)
    28.3.13

    Barbara, Salvatore e Giuseppe che mai siano morti invano

    “Non ti scordar di me” ad Erice con la Carovana Antimafia ed i Modena City Ramblers. Dedichiamo una via al ricordo del 2 aprile 1985.

    Il prossimo 2 aprile segnerà il 28° anniversario della strage mafiosa di Pizzolungo che causò la morte di Barbara Rizzo Asta e dei suoi due figli, i gemellini Salvatore e Giuseppe di 6 anni. Sarà il momento per rinnovare la vicinanza, solidarietà e sostegno a Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime, speriamo di poterlo fare assieme a quanti più cittadini possibili. Un impegno organizzativo non indifferente è stato messo in campo dal Comune di Erice e dal suo sindaco Giacomo Tranchida
    ... (continua)
    6.3.13

    Buon Compleanno Mauro

    Nel segno di Rostagno, presente e futuro della nostra società sono solo dei giovani 

    Sono tante le persone ho dovuto imparare a conoscere leggendo gli atti giudiziari riguardanti le loro morti violente. Purtroppo in questo “maledetto” elenco c’è anche Mauro Rostagno, ucciso a Lenzi di Valderice, provincia di Trapani, il 26 settembre del 1988. Oggi, 6 marzo, è il suo compleanno, avrebbe compiuto 71 anni. Non ci potranno essere né torte né festeggiamenti semmai lui li avesse mai voluti, la sua vita si è fermata a 46 anni.

    Di quante morti come per Mauro Rostagno ho dovuto leggere depistaggi, mascheramenti (noi siciliani li chiamiano ”masciariamenti”), persone oneste la cui coscienza civile è stata dopo la morte ancora sporcata, offesa, vilipesa, per nascondere la mano degli assassini mafiosi macchiata del sangue delle loro vittime; questo è successo tante volte a Trapani, per il magistrato Ciaccio Montalto, per il giudice Alberto Giacomelli, è successo per i morti del 2 aprile di Pizzolungo quando Trapani morbosamente curiosa apposta andò ad interessarsi della vita di quell’uomo, Nunzio Asta, rimasto di colpo senza moglie e senza i suoi due gemellini, i trapanesi non pensarono nemmeno un minuto di cercare di impersonare semmai, anche per un secondo, il dolore immenso che aveva investito Nunzio e Margherita, non provò neppure a interrogarsi sul grado di violenza che la mafia aveva raggiunto e come mai a questa escalation la mafia era riuscita ad arrivare... (continua)
    5.2.13

    Continua a Trapani il processo per l’omicidio del giornalista-sociologo Mauro Rostagno

    E lo schema delle ultime udienze si ripete: da un lato ci sono gli avvocati della difesa che tentano di portare teste a sostegno di altre matrici del delitto, dall’altro invece i teste convocati che, di volta in volta, confermano le responsabilità degli imputati Vincenzo Virga e Vito Mazara

    Licio Gelli
    E’ andata così anche per l’ultima udienza che ha portato in aula, lo scorso mercoledì, i giornalisti Luciano Scalettari e Andrea Palladino, autori di libri e reportage sugli affari “sporchi” condotti dall’intelligence italiana e non solo, in Somalia e in Italia, negli anni in cui furono uccisi i giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. I due reporter in questi anni si sono occupati dei segreti della cooperazione internazionale, della presenza dei servizi segreti tra le bande in lotta in Somalia, del traffico illecito di rifiuti finiti sepolti sotto le lunghe strade asfaltate di Bosaso. E in aula, i due giornalisti hanno raccontato gli scenari di questi traffici illeciti. Le risposte di Scalettari e Palladino davanti alla Corte di Assise di Trapani hanno confermato, infatti, queste commistioni fra mafia, servizi segreti, centrali di intelligence straniere, gruppi di spregiudicati affaristi. Convergenze che negli anni ’90 erano oltremodo potenti e che negli anni in cui Mauro Rostagno faceva il giornalista dalla tv privata Rtc stavano prendendo forma... (continua)
    26.1.13

    Ciaccio Montalto, 30 anni dopo mai più nessun giunco che si pieghi alla mafia

    Si racconta che un giorno di fine 1982, passeggiando in carcere il capo mafia di Mazara Mariano Agate, passando davanti alle celle fece sapere a tutti che “Ciaccinu arrivau a stazione”, qualche settimana ancora e Ciaccio Montalto che non era uno qualsiasi ma era un magistrato della procura di Trapani, fu ucciso davanti casa sua a Valderice. Era il 25 gennaio del 1983. 

    pm Ciaccio Montalto
    Ecco “Ciaccinu arrivau a stazione” è la frase centrale di questa storia che però per 30 anni è rimasta nascosta, mai pronunciata se non in rare occasioni per poi sparire di nuovo, riemergere e svanire e diventare oggi finalmente famosa. In ritardo! Nonostante una sentenza di condanna all’ergastolo per i capi mafia Riina e Agate quali mandanti del delitto. Anche questa arrivata in ritardo! Roba di mafia insomma quel delitto e invece per anni la città di Trapani ha creduto, ha voluto credere, che Ciaccio Montalto fosse stato ucciso per altro, anche per motivazioni poco nobili ma che la mafia sa sempre fare bene circolare quando è il momento giusto, quando c’è da mascariare qualcuno o qualcosa, un delitto, un avvertimento, anche riuscire a fare spacciare da Roma come normale avvicendamento il trasferimento di un prefetto come Fulvio Sodano o per tentare di riuscire a mandare via da Trapani, questori e capi della mobile soprattutto quanto più questi si sono avvicinati a toccare il terzo livello come era arrivato a fare Ciaccio Montalto che quando fu ucciso si stava per trasferire, ma per sua volontà, alla procura di Firenze per continuare la caccia ai soldi di Cosa nostra, cominciata a Trapani ancora prima che entrasse in vigore la legge Rognoni La Torre. Fu ucciso e poi “mas cariato” Gian Giacomo Ciaccio Montalto e quel “Ciaccinu arrivau a stazione” che doveva essere la frase centrale per spiegare tutto è rimasta sepolta... (continua)
    24.1.13

    Il delitto del pm Ciaccio Montalto 30 anni dopo, e a Trapani c’è chi ancora mette in dubbio la presenza della mafia

    Nel 1983 alcuni studenti furono sospesi per avere visitato la camera ardente, tra questi nomi oggi eccellenti nella lotta contro Cosa nostra, come il dirigente di Polizia Giuseppe Linares. 

    pm Ciaccio Montalto
    Chi sono oggi i più importanti complici della mafia? Coloro i quali sminuiscono non solo il fenomeno ma mostrano, e diffondono, ad ogni piè sospinto incredulità rispetto a quello che emerge da indagini, sentenze. Forse alcuni lo fanno “a loro insaputa”, non sanno che così facendo aiutano Cosa nostra, ma c’è chi agisce in questa maniera avendo piena consapevolezza del proprio comportamento e delle conseguenze. Questo avviene in questi giorni ancora una volta. Mentre c’è chi spiega perché 30 anni addietro fu ucciso il sostituto procuratore Gian Giacomo Ciaccio Montalto, ecco che una vocina dalle retrovie nemmeno tanta a bassa voce dice che non può esserci nulla di vero in quello che si ascolta. E cosa si stava ascoltando? Si stava sentendo un giudice, il dott. Piero Grillo, che ripercorrendo la storia di quel collega, del quale era stato uditore ad inizio di carriera, con alcuni interlocutori un giorno nell’aula bunker del Palazzo di Giustizia di Trapani, ricordò che la mafia subì come uno sgarbo la decisione del magistrato di colpire con una contestazione di reato alcuni boss detenuti nel carcere di San Giuliano che qualche giorno prima avevano deciso di punire una guardia penitenziaria che con loro era stato severa (applicando alla lettera il regolamento, non certo compiendo un qualche abuso) facendo un gavettone... (continua)


    ___________________________________________________________________________________________
    Testata giornalistica iscritta al n. 5/11 del Registro della Stampa del Tribunale di Pisa
    Proprietario ed Editore: Fabio Gioffrè
    Sede della Direzione: via Socci 15, Pisa